
Una dolcezza casta e contenuta trasuda nell'intensità dello sguardo mesto ed interrogativo della Vergine. Il gioco di ombre conferisce al delicato gioco degli sguardi l'evanescenza di un momento di estasi. Lo sguardo della Vergine, perso nel vuoto del dolore interiore, fuoriesce dalla tela come nell'atto di osservare la realtà da cui è osservato. C. P.
La tela ritrae la compostezza statuaria di un’immagine marmorea, emersa dal baratro del nostro inconscio collettivo e ben delineata nell’armonia delle forme classiche. L’immagine marmorizza l’osservazione nell’atto stesso in cui essa trascende la realtà fisica fino al raggiungimento di una sospensione temporale. Il sapiente gioco della luminosità crepuscolare ed il movimento dei pomi offre all’intera composizione una forte spinta verticalizzante. C.P.
La tela mostra un paesaggio rapito alla quotidianità e reso evanescente da una forte spinta ascensionale ancor più marcata grazie al netto contrasto tra i colori caldi della terra e i toni freddi di un cielo particolarmente ricco di nubi. C. P.
La tela ritrae un angolo fisico ben delimitato da una viva esplosione di solarità contenuta e riflessa. Il senso del vissuto si percepisce nelle corolle rigonfie e ben raccolte tra le corone di petali a raggiera. Gli steli nodosi ed esili trattengono l'osservazione sulle corolle accese di luce riflessa. C. P.
La tela ritrae un alveare di convivenze umane in uno squarcio verticalizzante, dominato da una forte spinta ascensionale. Le diverse essenze dei bianchi spumeggianti, contravvenendo alla fisica gravitazionale, si cristallizzano nella sospensione di un'immagine metarealistica. C.P.

Un’opera intrisa di esistenzialismo. Le conchiglie centralizzano il punto di osservazione su una realtà circostante evanescente e dai contorni languidi ed imprecisi. C’è come la tentazione di concentrare nell’oggetto rappresentato una metafora dell’esistenza, laddove il guscio vuoto della conchiglia è contemporaneamente il tutto e il niente di un qualcosa che non c’è. C. P.